Gian Carlo Polidori in mostra ai Musei Civici

Esposte 60 ceramiche e 20 disegni che consentono di far luce su attività e poetiche di Polidori, soprattutto tra il 1920 e il 1942

Verrà inaugurata sabato 16 giugno alle ore 18.30, presso i Musei Civici di Pesaro la mostra su Gian Carlo Polidori dal titolo: “Un grande ceramista, un grande maestro”. L’allestimento, che rimarrà aperto al pubblico fino al 9 settembre prossimo, cade a 50 anni esatti dalla morte dell’artista urbinate. È la prima volta che la città di Pesaro, dove Polidori fu il primo direttore dei Musei Civici (dal 1945 al 1962), dedica un percorso espositivo così importante. La mostra, curata da Claudio Giardini e da Giuliana Gardelli, ha il sostegno della Regione Marche e di numerose istituzioni pubbliche e private del territorio. Ne parliamo con il curatore prof. Claudio Giardini.

Professore anzitutto una breve introduzione sui motivi dell’allestimento a 50 anni esatti dalla morte di Polidori avvenuta a Pesaro il 16 aprile 1962.
La mia intenzione era quella di proporre la figura di questo grande artista nel 1992, in occasione del trentennale della sua scomparsa, e cioè vent’anni fa. Tuttavia allora cadeva il primo bicentenario della nascita di Gioachino Rossini e dovetti rinunciare all’idea.
Quali sono i significati di questo evento e quali le attese in una città che ha fatto della ceramica il suo biglietto da visita nel recente passato?
Vogliamo recuperare la memoria della produzione maiolicara di Polidori. Un artista rimasto per troppo tempo in ombra a Pesaro. E stiamo parlando di una figura di primaria importanza. Polidori può essere definito un “pittore della ceramica” ma ci sono altri tre aspetti che lo caratterizzano e che non possono essere trascurati per cogliere appieno la sua figura. Oltre alla ceramica, che evidentemente aveva nel sangue, essendo il nipote di Ferruccio Mengaroni, si deve parlare anche della sua attività di insegnate, di storico dell’arte della ceramica e di direttore dei musei civici.
Infatti dopo la grande crisi del 1929 e fino al 1946, Polidori insegna in vari istituti d’arte in giro per l’Italia (Sulmona, Castelli, Grottaglie, Urbino, Fano e Pesaro). Tra il 1934 e 1962 è autore di numerosi saggi di storia dell’arte ceramica e organizzatore di mostre di ceramica antica. Tuttavia insieme alla collega Giuliana Gardelli, abbiamo pensato di allestire l’esposizione pesarese prendendo in esame soprattutto la sua attività legata ai dipinti e alle maioliche.
La mostra ai Musei civici segue di qualche settimana la medesima proposta ad Ascoli Piceno. Due eventi comunque collegati tra loro.
Certamente. Polidori fu infatti direttore artistico della ascolana Matricardi (1925-1930), ove era pervenuto attraverso le esperienze nella veneziana “Bottega del vasaio” di Giacomo Dolcetti (1921-1925) e anconetana, brevissima, ne “La Dorica” di Giuseppe Antonucci (1924-1925) e dopo alcuni passaggi di apprendistato presso la “Molaroni” di Pesaro e presso alcune manifatturiere di Faenza dopo la prima guerra mondiale. Fu proprio nel periodo ascolano a riprendere con successo la figura della cosiddetta “pomona”, ossia la donna canefora che fin dai tempi antichi rappresentava i territori ascolani attraverso la mitologia. Ma la pomona incarnava anche l’ideale della donna rurale, la madre di famiglie numerose tipiche del ventennio fascista.
Quali sono le esperienze artistiche più rilevanti e quali influenze del Novecento si ritrovano in Polidori?
In pochi hanno puntualizzato il fatto che Polidori assume l’incarico di direttore di una manifatturiera nel 1921 e cioè esattamente l’anno precedente in cui Giò Ponti diventerà direttore della Richard Ginori e due anni prima della direzione di Guido Andlovitz alle manifatturiere di Laveno sul Lago Maggiore. Una certa influenza nella sua produzione la si può collegare al suo periodo di Castellamonte (TO) e al manifesto sulla ceramica futurista scritto da Filippo Tommaso Marinetti e Tullio d’Albissola. La testimonianza di frequentazioni albisoliane è documentata dallo stesso Polidori che non tralasciava lo studio della ceramica antica ma al tempo stesso recuperava l’attenzione per tal genere di poetica ceramica contemporanea nei due anni di permanenza a Castellamonte (1939-1940).
A cura di Roberto Mazzoli 

SCHEDA
Musei Civici di palazzo Mosca – piazza Toschi Mosca 29 Pesaro.
Orario martedì, giovedì, venerdì, sabato, domenica 10-13, 16-19.30; mercoledì 10-13; lunedì, giorno di chiusura.
Ingresso 4 euro, gratuito fino a 14 anni e ogni terza domenica del mese. Catalogo Euro 35.

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