I segreti dei Della Rovere

FANO – Lunedì 28 maggio, presso l’ITC Battisti, nell’ambito delle attività dell’UNILIT sezione di Fano, il prof. Giuseppe Papagni terrà una lezione su “L’arte delle meraviglie tra fede, visione e interpretazione”.
Tra gli argomenti che verranno trattati un capitolo importante sarà dedicato a “I segreti dei Della Rovere”. Dall’analisi critica della Coppa dedicata a Papa Giulio II (nella foto), datata 1508 e firmata Zoan Maria Vasaro, oggi al Metropolitan Museum di New York, il prof. Papagni ha tratto alcune conclusioni che espone nell’articolo che vi proponiamo.
“Nei cinque piatti di maiolica rinascimentale, istoriati dai più importanti ceramisti metaurensi, sono presenti simboli e allegorie con particolari riferimenti ai Della Rovere. Questi hanno governato per oltre un secolo la chiesa e il ducato del Montefeltro dal 1521 al 1631. Gli autori delle ceramiche sono Nicola e Giulio da Urbino, Francesco Xanto Avelli e Zoan Maria Vasaro. A quest’ultimo va ascritta la coppa con lo stemma di Papa Giulio II Della Rovere ora presso il Metropolitan Museum di New York datata e firmata 1508.

È proprio con questo stemma che iniziano le carriere ecclesiastiche e politiche dei protagonisti della storia roveresca. Con il Papa Sisto IV che si attribuì una nobiltà scippando lo stemma ad una omonima famiglia blasonata di Torino quella dei Rovere-Ghianderoni: una quercia d’oro su fondo azzurro. Inizia, quindi, una lunga pratica di nepotismi, parentele e favoritismi che vedrà Giuliano, nipote di Sisto IV, divenire quel papa con il nome di Giulio II che affidò a Michelangelo il progetto della sua tomba e gli affreschi della Sistina. Prima di giungere al pontificato Sisto IV acquisì anche il riconoscimento della tesi teologica a riguardo della storica disputa sul sangue di Cristo.
Questo sangue che fine fece dopo la resurrezione del Salvatore? Restò sul posto o risorse anch’esso? Su questo sottile dilemma si rischiò uno scisma tra due ordini religiosi i francescani e i domenicani. In carriera la spuntarono i francescani che al tempo avevano con il nome di Francesco il loro generale divenuto poi pontefice e sulla scia si pose Giulio II Della Rovere. Papa Pio II decretò che il sangue versato da Gesù non era affatto risorto.
Nel 1508 muore Guidobaldo figlio di Federico da Montefeltro che lascia per testamento l’eredità dello stato di Urbino al nipote Francesco Maria I col titolo di Duca e prefetto di Roma e incaricato a difendere la città dal “sacco” del 1527. Incarico che il Della Rovere non assolse tanto da essere con- siderato traditore dagli urbinati. Due piatti di ceramica realizzati da Giulio da Urbino e da Francesco Xanto Avelli documentano simbolicamente la vicenda storica. Altre ceramiche attribuite ai maestri urbinati riguardano il propo- sito di Francesco Maria I di voler rifarsi una nuova reputazione dalle accuse di tradimento incaricando artisti e letterati a millantare le sue origini divine e risalendo a Venere Enea i romani. Ne fanno fede i dipinti della Villa dell’Imperiale di Pesaro e con una vera e propria propaganda di medaglie e monete.  La dinastia dei della Rovere continuerà con Guidobaldo II e si concluderà nel 1631 con l’ultimo Francesco Maria II e il passaggio del territorio all’amministrazione pontificia.”

Nella foto: Coppa dedicata a Papa Giulio II Della Rovere, datata 1508, firmata Zoan Maria Vasaro.
New York Metropolitan Museum.

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