L’identità naturale della famiglia

Quali certezze in merito
alla famiglia i cattolici
sono chiamati a
riaffermare nel clima
culturale di oggi? Che cosa significa
propriamente che “la famiglia
viene educata dall’eucarestia”? E
gli Operatori Pastorali come possono
supportare l’azione educativa
della famiglia stessa?
Sono le tre domande su cui si è
sviluppato – in stretta continuità
tematica con il Convegno diocesano
dello scorso settembre – l’incontro
che Mons. Piero Coccia ha
tenuto sabato 5 novembre per gli
Operatori Pastorali della Vicaria
di Montecchio, alla presenza del
Vicario don Giorgio Paolini e dei
parroci don Giuseppe Signoretti,
don Lorenzo, don Orlando, don
Stefano, don Valentino.
Quali certezze sulla famiglia
i cattolici son chiamati a riaffermare
nel clima culturale di
oggi?
Sulla prima domanda l’Arcivescovo
ha ribadito quanto sta ripetendo
da tempo, per esortare
– particolarmente i cattolici impegnati
in politica – alla difesa e
alla promozione di questo valore
“non negoziabile”. Esiste un’identità
“naturale” della famiglia, che
è un’ “unione stabile tra un uomo
e una donna, tesa all’atto procreativo,
con una valenza sociale riconosciuta”;
l’azione educativa della
famiglia precede quella di ogni
altro soggetto ed è di straordinaria
importanza perché è in famiglia
che la persona impara a prendere
coscienza di sé e a relazionarsi con
la realtà esterna; la famiglia è una
risorsa preziosa per la società, non
solo perché educa, ma anche perché
produce servizi, ammortizza
lo stacco generazionale, condiziona
l’economia di mercato.
Sappiamo tutti, però, quanto la
famiglia oggi sia minacciata da
pesanti spinte disgregatrici. A che
cosa dunque può ancorarsi la famiglia
cristiana, per nulla immune
da tale condizionamento?
Proprio nell’eucarestia, ha spiegato
l’Arcivescovo entrando più direttamente
nel tema del Convegno, la
famiglia può ritrovare unità e forza
per resistere alle pressioni esterne.
Ma in che senso “la famiglia viene
educata dall’eucarestia”?
L’eucarestia è presenza di Gesù
risorto: vivendola, si è educati in
famiglia a guardare l’altro come
segno della Sua presenza e quindi
a rispettarlo per il mistero che è, a
riconoscerne il valore e la dignità
assoluta.
L’eucarestia è dono: dalla sua sorgente
possono nascere la gratuità,
la fedeltà, l’accoglienza, rapporti
antitetici a quelli utilitaristici, rivendicativi,
possessivi, che spesso
corrodono la famiglia.
L’eucarestia è corpo: e come in
un corpo sono compresenti la varietà
delle articolazioni e l’unità
dell’insieme, così nella famiglia la
diversità dei membri, anziché degenerare
in frammentazione, può
saldarsi in un forte legame di appartenenza.
L’eucarestia è tradizione: farne
memoria è il compito che ci è stato
consegnato. E dunque i genitori
devono trasmettere ai figli il patrimonio
di certezze e di valori che
hanno sperimentato come realizzativi
per sé, senza credere, come
le tendenze attuali della sociologia
vorrebbero, che lasciar crescere i
ragazzi spontaneamente, autonomi
nelle scelte, significhi rispettare
la loro libertà.
L’eucarestia è morte e resurrezione:
in essa è compresa la totalità
della vita, il male e la sua redenzione.
E’ a questa totalità che
la famiglia deve educare, senza
censurare il dolore e la morte, su
cui invece la gaudente società edonistica
cospira a tacere.
L’eucarestia è attesa: ci pone nella
speranza ultima di quella totalità,
di quell’amore, che ora solo in parte
sperimentiamo. Possedere una
grande speranza è la condizione
fondamentale per educare. Solo
infatti quando il futuro è certo
come realtà positiva, vale la pena
impegnarsi nel presente.
Come possono gli Operatori
Pastorali intervenire nell’azione
educativa della famiglia stessa?
A questo punto l’Arcivescovo,
dopo aver sottolineato che il servizio
degli Operatori, rivolgendosi
alla persona, non può eludere le
relazioni fondamentali che la persona
vive in famiglia, ha affermato
che essi devono collaborare, non
come suoi sostituti, ma come sussidiari.
Esortando poi ad un’azione coordinata
gli Operatori della Catechesi,
della Liturgia e della Carità,
ha chiesto in particolare, ai primi,
di curare la fede dei genitori, coinvolgendoli
nella preparazione dei
figli ai sacramenti dell’iniziazione
cristiana; ai secondi di coinvolgerli
nella preparazione dei gesti liturgici,
soprattutto della Messa; ai terzi
di creare gruppi di sposi che si facciano
carico di aiutare le famiglie
in difficoltà non solo materiale, ma
anche spirituale.
Importante è infine, ha ripetuto
l’Arcivescovo in conclusione,
formare coppie cristiane su temi
sociali e politici che tocchino l’istituto
familiare, sostenendolo con
scelte politiche ed economiche
adeguate.
Paola Campanini

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